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jeudi 17 octobre 2013

"Lettera aperta a tutte le mamme-Hunziker" Cit.

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io ne avevo paralto qui di questo concetto citando un'articolo di Rosalinda Gianguzzi.

ma stamattina su facebook ho trovato quest'articolo di Manuela Campitelli , perfetto per rinfrescarci la memoria, che inizia così:

"Questa è una lettera aperta a tutte le Michelle Hunziker d’Italia, a tutte le wonder womanimpegnate a farci credere che tornare a lavoro a una settimana dal parto sia possibile e soprattutto normale. No, tornare a lavoro subito dopo il parto non solo non è normale, ma non è giusto. Perché il corpo non lo chiede, ma soprattutto perché significa negare alla donna il diritto all’accudimento, per spianare la strada a un modello di emancipazione fuorviante. Un modello secondo cui, riappropriarsi del proprio lavoro il prima possibile, significa per una donna riappropriarsi di pari opportunità e diritti, quando invece li delegittima entrambi."

continuate a leggerlo qui please!



e per illustrare l'articolo, siccome sono una rompipalle e una bastian contrario, vi piazzo una foto di alvarezerrecalde.com . la trovo meravigliosa e l'ho postata ieri su istagram e su facebook senza accorgermi che il bambino al seno era cresciutello per i canoni "culturalmente" e occidentalmente accettabili e che quindi la foto ha scaturito  diverse reazioni, dal disgusto all'ironia (la migliore risposta è della mia amica Lavinia che mi ha scritto "c'ha l'età de una pinta al pub con gli amici quello, dajeli 5 euro pe na biretta"). io invece la trovo strepitosa e tenera.

mardi 12 mars 2013

urgente mamme milanesi (e dintorni!)

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la mitica Catherine Dumonteil Kremer sarà in italia per uno stage, il weekend che arriva! da non perdere!

Sabato 16, Domenica 17 marzo 2013 MILANO
Vivere in Famiglia
con Catherine Dumonteil-Kremer Programma del seminario
  • Le tecniche di ascolto : saper essere un buon sostegno, circoscrivere le difficoltà dei nostri figli
  • Dare limiti rispettosi : affermarsi, gestire i conflitti
  • I meccanismi emozionali dei bambini e degli adulti : pianti, paure e crisi di rabbia, come
    gestirli
  • Lo sviluppo del bambino : l’ottica dei genitori giardinieri
  • Il posto della coppia in famiglia
  • Il gioco cooperativo e competitivo : esplorare la dimensione ludica della nostra relazione
    familiare

    2 giorni, orari: ore 9.30-12.30 & 14-17/18 a seconda della costituzione del gruppo
    172
    a persona
    Dedicato ai genitori, agli insegnanti e a tutte le persone interessate alla comunicazione interpersonale e alla relazione coi bambini. Il seminario si svolgerà in francese con traduzione italiana.


    Catherine Dumonteil-Kremer è consulente familiare, formatrice di tecniche di comunicazione, educatrice Montessori, animatrice di canto prenatale e familiare.
    E’ fondatrice dell’associazione “La Maison de l’Enfant” e della lista di discussione su internet “parents conscients” e autrice di vari libri (http://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss?__mk_it_IT=ÅMÅZÕÑ&url=search-alias%3Daps&field-keywords=catherine+dumonteil+kremer)


    Contact (Italia) :
    Myriam Nordemann
    333 2748491
    myriam.nordemann@inwind.it www.ilchidelnord.org 

samedi 15 octobre 2011

ma dove sono le donne della mia tribù?

19 commentaires:
no perché io non le vedo e certe volte mi ci vorrebbero proprio!

mi spiego:
questo modo di allevare Mina allattandola, cullandola, dormendoci insieme, portandola con la fascia è il modo di fare più vicino alla natura ma anche a certe culture.
è il modo che si avvicina di più a come si comportavano i nostri antenati nelle caverne. con le pelli di bisonte addosso, le pitture rupestri sui muri e pupattoli attaccati alle tette o issati sulla schiena.
è il modo di fare che ci viene più istintivo, quello che ci fa sentire più in pace col nostro essere genitori.

quello che in molti paesi del mondo è ancora il metodo più utilizzato.

quei paesi dove mogli, figli, nonne e zie vivono tutti insieme. o ad una capanna di distanza.  
quei paesi in qui essere una mamma allattona non è per nulla strano e essere una mamma che "porta" il proprio piccolo è spesso una necessità invece che una scelta razionale e fisiologica. 
quei paesi dove le mamme allattano anche più pupi contemporaneamente.
quei paesi in cui le sorelle (o fratelli) maggiori portano nella fascia i più piccoli e le madri allattano per 5 o 6 anni (a volte di più, tipo in mongolia dove un po' di lattuccio dalla una tetta si puo' bere fino a più  di 10 anni e a volte quella tetta non è neanche della mamma ma di una zia o, addirittura, di una nonna).

ecco adesso pero' io voglio dire, dove sono quelle madri, quelle zie, quelle nonne e quelle sorelle e fratelli maggiori a cui passare il neonato affinché sia sempre portato, dondolato, coccolato e allattato all day long?

io qui non le vedo. eppure sto guardandomi intorno ma vedo solo Elvis (il gatto) e Ponyo (il pesce rosso). e quando mi va bene vedo Guicho (il papà).

nelle nostre famiglie occidentali, nucleari e ristrettissime in cui spesso le persone che ci circondano si sbrigano a dirci "ah sei stanca? e beh, è normale non gli dai una regola a tuo figlio! smetti di allattarlo, e fallo dormire nella sua stanza e vedrai come ti riposi!" è proprio difficile vivere l'istinto materno, quello atavico.

insomma s'è capito. sono stata arcistanca. sono stata al limite della sopravvivenza. avrei voluto chiudermi in una stanza da sola e passare 3 giorni a letto leggendo fumetti e mangiando cioccolata (non bio, tié).

e diciamo che un po' l'ho fatto, ho lasciato Mina alla nonna paterna e sono partita con Guicho per due notti a Nantes per andare a lavorare alla convention di tattoo. vi rendete conto che era la prima volta che dormivo separata da Mina in ben DUE ANNI E SETTE MESI?

vi racconto com'è andata:

siamo partiti il venerdi' sera in macchina lasciando Mina e la nonna a casa nostra (a casa nostra per non farla sentire spaesata e anche perché la nonna abita ad un'ora di macchina da La Rochelle). l'avevamo preparata da un po' e quindi era tranquillissima. LEI.
io invece ho PIANTO per tutte e due le ore di tragitto in macchina. pianto perché già mi mancava, pianto perché ero anche contenta di lasciarla e quindi mi sentivo in colpa. pianto per svuotare i serbatoi.

quando siamo arrivati a Nantes abbiamo subito incontrato qualche amichetto e abbiamo cenato insieme, le prime due ore mi sentivo un po' persa, sbalestrata. poi siamo andati a dormire e la mattina dopo mi sono svegliata riposatissima (chissà com'è?). alle 9e30 la mamma di Guicho ci ha telefonato per dirci che avevano passato una notte tranquilla INSIEME NEL LETTONE e che tutto andava alla grande, ci ha pure passato Mina che ha confermato che tutto andava alla grande.

mi sono rilassata. mi sono lavata, truccata, pettinata e siamo andati in convention. li' ho beccato tanti amichetti di vecchia data e ne ho conosciuti di nuovi, ho bevuto birrette e fatto pure un po' la scema con qualche tipino interessante. ho riso e scherzato con qualche amica ed il giorno dopo mi sono pure tatuata!

sono tornata a La Rochelle la domenica sera carica e contenta di stare con la mia pupattola. e anche molto meno depressa. (oltretutto a risollevarmi dalla depressione c'ha pensato pure un po' questa frase:)
The quote that made my day
(non approfondiro')

evvia.
evviva.

morale della favola, ho capito che a volte quando si è scelto di essere una mamma "come noi" è sempre un po' difficile tenere duro perché la nostra società non si adatta a questo modo di fare. e allora o ci si adatta alla società abbandonando l'istinto materno e atavico che ci dice di allattare/portare/dormire con/ascoltare il proprio pupo. o si stringono i denti e si va avanti con le proprie convinzioni anche se a volte puo' essere molto più faticoso.

cio' non toglie che a volte vorrei vivere in sud america o in uno di questi posti in cui tutto il villaggio guarda i figli di tutti. a volte vorrei poter rilasciare la pressione. vorrei dormire senza nessuno che mi salti sul letto (ma anche no). senza un marito che mi rompa le palle perché i piatti non sono lavati. senza le email da leggere e i soldi che ci mettono sempre troppi mesi ad arrivare. ma solo a volte :-)

allora si cerca di far quel che si puo', cercando di essere più indulgenti con se stesse senza aver paura di chiedere aiuto.

un bacio a tutte.

lundi 13 décembre 2010

Maternità Precaria

8 commentaires:
grazie Lucciole di Giorno per aver segnalato questo video.

sono triste, arrabbiata, delusa e tanto sconfortata. questo stato, questo governo di merda sta distruggendo tutto. altro che "family day".
e io che sogno di tornare a vivere in italia, per Mina. devo essere pazza!

guardatelo (c'è scritto 'prima parte' ma non trovo la seconda su youtube):


Il Governo italiano punta da sempre sulle famiglie, promuovendo iniziative che vanno dal marketing pubblicitario, al Family Day, fino alle promesse dei partiti che hanno la durata di una campagna elettorale. La verità è che mettere al mondo un figlio nel nostro Paese è una scelta complicata, poco sostenuta dalle scelte politiche e, troppo spesso, ostacolata dal mercato del lavoro.


UPDATE, ecco la seconda parte:


mardi 25 mai 2010

Cara Gelmini l’astensione obbligatoria NON è un privilegio, NON è un diritto , ma un DOVERE.

11 commentaires:


andate a dare una letta a questa paginetta. e non solo se siete mamme. perché cazzo, noi donne sembriamo avere sempre meno diritti in una società che ci vuole come uomini. che ingora la nostra natura. è questa la parità? a me questa sembra un'oppressione paracula...
"(...)Procreare, infatti, implica delle responsabilità precise, è una scelta di vita, CHE SE CAMBIA IL COMPORTAMENTO ANIMALE, A MAGGIOR RAGIONE CAMBIA LA VITA DI UNA DONNA.
Sbaglia chi crede che l’arrivo di un figlio, non comporti cambiamenti nella propria vita.
Un bambino non chiede di nascere, fare un figlio non è un capriccio da togliersi, ma una scelta di servizio, di dono di se stessi e anche del proprio tempo.
Non sono i figli che devono inserirsi nella nostra vita, siamo noi che dobbiamo cambiarla per renderla a loro misura.
Se non facciamo questo, potremmo fare crescere bambini soli, senza autostima e con poca sicurezza di sé.
Bambini affamati di attenzioni, perché non gliene è stata data abbastanza nel momento in cui ne avevano massimo bisogno, cioè i primi mesi di vita.
L’idea che non capiscono niente, che non percepiscono la differenza ad esempio tra un seno materna e un biberon della tata, è solo nostra.
Ciò non vuol certo dire che tutti bambini allattati artificialmente o che tutti bambini con genitori che tornano subito a lavoro, saranno dei disadattati. Ma bisogna fare del nostro meglio per farli crescere bene, come quando in gravidanza assumevamo l’acido folico, per prevenire la “spina bifida”.
I bambini hanno nette percezioni, già nel grembo materno.
L’idea, che se piangono non si devono prendere in braccio “perché si abituano alle braccia”, è un luogo comune.
Le “abitudini” arrivano dopo i 6 mesi, fino ad allora è tutto amore.
Non è un caso che studi recenti, riabilitano il cosleeping, (dormire nel lettone) e i migliori pediatri sostengono la scelta dell’allattamento a richiesta.
Il volere educare i bambini inquadrandoli come soldati, già dai primi giorni di vita, non solo é antisociale, perché una generazione cresciuta senza il rispetto dei suoi ritmi di crescita può essere inevitabilmente compromessa, ma è un comportamento al di fuori delle più elementari regole umane e naturali.
Poi è anche vero che per molte donne, tornare a lavorare subito dopo il parto sia una necessità assoluta.
Ma per questo problema dovrebbe intervenire adeguatamente lo Stato e non certo con affermazioni come le sue.
Mi rendo conto che il suo lavoro le permette di lasciare la bambina, rilasciare interviste di questo tipo (di cui noi non sentivamo la necessità) e tornare con comodo da sua figlia.
Ma ci sono lavori che richiedono tempi e una fatica fisica e mentale che lei non conosce. Tempo che sarebbe inevitabilmente tolto ad un neonato che ha bisogno di una mamma “fresca”, che gli dedichi la massima attenzione.
Noi donne infatti, se spesso per necessità ci comportiamo come Wonder Woman, poi siamo colpite da sindrome di sovraffaticamento.
(...)
Bisogna dunque incentivare i comportamenti da genitore virtuoso, anche con la consapevolezza che i bambini non sono funzioni matematiche, ma si può fare molto, per favorire una crescita armoniosa, già dalla prima infanzia, se non addirittura durante la gravidanza."

clickate sul link più in alto per leggere il resto del testo di Rosalinda Gianguzzi.

questo messaggio è per te che non commenti MAI:


amatissim@ lurker, potresti ogni tanto lasciare un commentino cosi' da non farmi sentire proprio sola & derelitta in questa landa desolata che è internet?
(ringrazio di cuore tutti quelli che gi à i commenti li lasciano, grazie per far si che questo blog non si trasformi in un tumblelog)

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